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Report VII Convegno Nazionale Peschicoltura Meridionale Stampa E-mail
Report attività delle sezioni

In Calabria il VII Convegno Nazionale sulla Peschicoltura Meridionale
Il pesco tra innovazione, mercati e ricerca scientifica
SOI e Facoltà di Agraria di Reggio Calabria fanno emergere le grandi potenzialità di un comparto in crescita e che necessita di ulteriore specializzazione della manodopera e di nuove leve di marketing.
Nell’originale cornice dell’antico Teatro Umberto e dell’adiacente Museo Archeologico di Nicastro di Lamezia Terme (CZ) la Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana ed il dipartimento GESAF (Gestione dei Sistemi Agrari e Forestali) dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria sono stati i protagonisti degli stati generali della peschicoltura meridionale il cui convegno nazionale giunge alla settima edizione. Ad introdurre i lavori il prof. Rocco Zappia organizzatore e strenuo promotore della due giorni di altissimo profilo tecnico-scientifico e divulgativo, il prof. Paolo Inglese presidente della SOI e il prof. Santo Marcello Zimbone preside della Facoltà di Agraria di Reggio Calabria. Prima di entrare nel vivo delle relazioni tecniche e scientifiche, è emersa chiaramente la volontà sempre più marcata di incrementare il rapporto tra ricerca e imprese agricole per una concreto ed utile trasferimento delle conoscenze e dei risultati sperimentali nel settore primario e nel comparto peschicolo in particolare. Un comparto che è in crescita nel meridione d’Italia rispetto al norditalia, come ha dimostrato Carlo Fideghelli, sia in termini di superfici coltivate che in termini di produzione di pesche, nettarine e percoche, il cui mercato è più sviluppato al Sud ed in particolare, nei periodi estivi anche grazie a varietà tradizionali con forte legame al territorio; ciò a conferma della “meridionalizzazione” di molte colture mediterranee anche grazie ai cambiamenti climatici. La produzione complessiva nazionale è definibile stabile e la bilancia commerciale è leggermente negativa. Il comparto tende comunque ad orientarsi verso una maggiore produzione per ettaro, verso la peschicoltura protetta verso l’ottenimento di frutti con caratteristiche organolettiche che devono essere comunicate in maniera chiara al consumatore il quale tende a preferire sempre più varietà subacide e più zuccherine e varietà a polpa rossa. La differenziazione commerciale è fondamentale e può orientarsi anche verso pesche e soprattutto verso nettarine piatte che posseggono un valore di servizio superiore. E’ quanto è stato ribadito anche da Antonio Schiavelli il quale pone l’attenzione sulla maggiore sensibilità del consumatore verso le produzioni certificate e sull’esigenza di segmentazione dell’offerta e di incrementare le modalità di vendita alternative (on-line, vendita diretta, ecc.) in un contesto di decremento generale dei consumi e di filiera nella quale la GDO la fa da padrone quando occorrerebbe invece incrementare sia il valore che la riconoscibilità del lavoro dell’agricoltore. Un problema spesso legato a costi e competitività aziendali, elementi che riguardano sostanzialmente il campo, così come ha articolatamente e diffusamente evidenziato Cristos Xyloyannis trattando argomenti quali l’irrigazione efficace ed il risparmio idrico, la nutrizione e l’impatto ambientale, la gestione del terreno e della sostanza organica, i sistemi di allevamento innovativi e le potature, l’innovazione varietale, la gestione integrata ed ecosostenibile con funzione oltre che ambientale (impatti e immagazzinamento di CO2) anche economica viste le tendenze del mercato. A completare il quadro delle conoscenze sul comparto, gli interventi di Domenico Neri sulle esperienze del “vaso catalano” quale forma di allevamento innovativa, di Carmelo Mennone sull’innovazione varietale e la riscoperta di cultivar tradizionali, di Floriano Mazzini sulla difesa del pesco e la sperimentazione di nuove molecole nelle diverse zone predefinite dell’UE, di Paolo Giorgetti e Luigi Catalano sulla normativa, gli obblighi e lo status della produzione vivaistica, di Guglielmo Costa ed Antonio Ippolito sugli aspetti organolettici, commerciali, igienico-sanitari, nutrizionali e salutistici anche legati alle tecniche di difesa postraccolta. Infine Gianluca Nardone ha approfondito il rapporto tra gli enti di ricerca e le imprese per il trasferimento delle innovazioni tramite progetti europei, nazionali e regionali a partire dal concetto di “tripla elica” ovvero dell’interazione tra imprese, ricerca e pubblica amministrazione tesa ad accorciare le distanze tra ricerca ed aziende agricole. Numerosi infine, i poster esposti riguardanti molteplici argomenti, giunti da Facoltà, CRA ed enti di ricerca vari del suditalia.

A Castrovillari protagoniste le visite tecniche e la lotta alla Sharka
Il consesso scientifico lametino del 26 maggio si è completato il 27 a Castrovillari (CS) presso l’OP Osas, esempio mirabile di Organizzazione di Produttori che opera lungo una filiera peschicola completa e all’avanguardia. Le visite tecniche hanno consentito di verificare i metodi di impianto e di allevamento del pesco (tra cui il “vaso catalano”) che in maniera innovativa viene coltivato su vastissime aree del nord della Calabria e che determina una grande componente occupazionale oltre che reddituale nel settore agricolo regionale e della sibarìtide in particolare. Prima delle visite in campo si è svolta la tavola rotonda su “La Sharka, una grave minaccia per la peschicoltura meridionale: stato dell’arte e prospettive di contenimento”. Ne è emerso un quadro preoccupante per la coltivazione delle drupacee (la Sharka si manifesta con sintomi su foglie, frutti e fiori) ed è stato rappresentato uno stato dell’arte le cui problematiche oggi possono essere in parte risolte grazie alla normativa obbligatoria per la lotta alla Sharka (Plum pox virus) che prevede l’estirpazione delle piante colpite ed azioni di prevenzione mirata. Ulteriori benefici potranno provenire dai risultati della ricerca sul miglioramento genetico e dalle azioni di “breeding” (incroci controllati) che possono determinare l’ottenimento di varietà di pesco resistenti al virus nel prossimo futuro.
Il marchio nazionale dell’integrato come “prodotto italiano”
Con la L. 4/2011 (“Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari”) è stato istituito il sistema di qualità nazionale di produzione integrata. “E’ un vero e proprio sistema di qualità che può essere esteso a realtà produttive importanti e molto diffuse rispetto al sistema delle DOP, dell’IGP e del biologico” sostiene durante il convegno Giuseppe Blasi direttore dello Sviluppo Rurale presso il Mipaaf. “Un nuovo sistema – sostiene Blasi - che porta con se contenuti importanti e che si inquadra perfettamente nell’ambito della nuova PAC, la quale prevede di per se livelli di base di eco-condizionalità obbligatori da cui scaturiranno gli incentivi. Incentivi che verranno computati in base ai benefici ambientali che ogni azienda apporterà alla collettività. Pertanto potrà essere solo il mercato a premiare le aziende che adotteranno questo nuovo sistema di qualità che possiamo definire tutto italiano”. La norma nazionale adesso va attuata con decreto interministeriale Mipaaf-Ministero dello Sviluppo Economico ed inoltre, al più presto, il Mipaaf provvederà ad emanare il bando per la realizzazione dello specifico logo da apporre sui prodotti agricoli ed agroalimentari che verranno certificati da enti terzi.


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