Conventional and novel uses of phosphite in horticulture: potentialities and challenges

Fernando Carlos Gómez-Merino [Colegio de Postgraduados Campus Córdoba, Carretera Córdoba-Veracruz km 348, Congregación Manuel León, Amatlán de los Reyes, Veracruz, Mexico];
Libia Iris Trejo-Téllez [Colegio de Postgraduados Campus Montecillo, Carretera México-Texcoco km 36.5, Montecillo, Texcoco, Mexico]

Il fosfito (Phi; H2PO3- o HPO3 -2) o l’acido fosforico coniugato (H3PO3), una forma ridotta del fosfato inorganico (Pi; H2PO4- or HPO4 2-), suscita un grande interesse come fitofarmaco in ortoflorofrutticoltura. Infatti, tale molecola può controllare batteri, funghi e nematodi fitopatogeni sia direttamente che indirettamente mediante induzione di resistenza nella pianta. Phi può controllare e/o indurre resistenza verso batteri patogeni quali Erwinia amylovora e E. carotovora, così come i gener i di oomicet i Peronospora, Plasmopara, Phytophthora e Pythium, i gener i di funghi Al ternar ia, Rhizoctonia e Macrophomina, e i nematodi Meloidogyne javanica, Pratylenchus brachyurus, Heterodera avenae e Meloidogyne marylandi. Di recente il fosfito viene proposto per le sue proprietà biostimolanti che si manifestano con incrementi di produttività e miglioramenti della qualità dei prodotti delle colture soprattutto in condizioni di stress abiotico. Nei sistemi agricoli convenzionali Phi non sembra avere un effetto diretto sulla nutrizione della pianta e non dovrebbe essere considerato come un vero e proprio fertilizzante. Tra l’altro è stato evidenziato che gli effetti benefici del fosfito si manifestano principalmente su colture che si trovano in condizioni di buona nutrizione fosfatica. La realizzazione di piante transgeniche in grado di utilizzare il fosfito come fonte di fosforo apre scenari futuri di utilizzo del fosfito come fertilizzante fosfatico.

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Gomez-Merino e Trejo Tellez_02.pdf 364 kb