Sárosi e Bernáth - Fattori che influenzano l’accumulo di antiossidanti in piante aromatiche

Szilvia Sárosi* e Jeno Bernáth
Department of Medicinal and Aromatic Plants, Faculty of Horticultural Sciences, Corvinus University of Budapest (Ungheria)

Parole chiave: prunella (Prunella vulgaris L), timo (Thymus vulgaris L.), composti fenolici, condizioni climatiche, metaboliti secondari.

Riassunto

L’uso di piante come fonte di metaboliti secondari utilizzabili come conservanti alimentari non è una novità, ma questo nuovo orizzonte ’nutraceutico’ ha portato negli ultimi anni a considerare, oltre alle piante medicinali e aromatiche, anche gli ortaggi, la frutta fresca e quella secca per valutarne i possibili vantaggi in termini di salute umana. In particolare, il ruolo dei composti antiossidanti sta diventando sempre più importante sia nella moderna farmacia che nell’industria alimentare. L’accumulo di composti fenolici nelle specie aromatiche è influenzato da diversi fattori. In accordo con i dati riportati in letteratura, i principali parametri che modificano la produzione di metaboliti sono le condizioni climatiche (principalmente temperature, radiazione luminosa, precipitazioni) e i protocolli agronomici (tempo e fase fenologica della raccolta). Considerando queste premesse, risulta fondamentale pervenire all’ottimizzazione di parametri produttivi e qualitativi ispirati dall’industria farmaceutico- alimentare che dedica molta attenzione alle piante aromatiche come fonte di antiossidanti. In questa review vengono discussi i principali fattori che influenzano l’accumulo di antiossidanti in piante aromatiche, prendendo in particolare considerazione una pianta di recente introduzione nel settore delle piante medicinali ed aromatiche, la prunella (Prunella vulgaris L.). Lo studio fitochimico è stato impostato come confronto con un’altra pianta che accumula composti fenolici, il timo (Thymus vulgaris L.), molto più conosciuta e studiata. La prunella, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, è originaria dell’Eurasia ed è usata comunemente nella medicina cinese e indiana. Nell’estratto della pianta sono stati trovati diversi composti attivi che hanno effetto antiossidante: acido ursolico, acido oleanolico, acido rosmarinico, flavonoidi e antociani. Questa review include un riassunto dei dati di letteratura riferiti ai costituenti principali e al loro possibile effetto farmacologico. La mancanza di sapore e odore dell’estratto di questa pianta sembra incoraggiare il suo uso come conservante alimentare naturale. In alcuni prodotti commerciali (Rosmol e Rosmol-P), questa specie viene già utilizzata come ingrediente principale. I principali fattori che influenzano l’accumulo dei composti attivi nella prunella sono ancora poco studiati. Le caratteristiche fitochimiche dell’estratto possono essere paragonate a quelle di una pianta medicinale e aromatica più conosciuta come il sopra citato timo, la cui spiccata attività antiossidante è già stata provata. Questa specie, appartenente anch’essa alla famiglia delle Lamiaceae, mostra una delle più potenti azioni antiossidanti fra le piante medicinali convenzionalmente utilizzate. Il suo olio essenziale (principali componenti, timolo e carvacrolo) e i componenti non volatili (acido rosmarinico, carnosolo, acido carnosico, flavonoidi) sono categorie di fitochimici responsabili dell’azione inibitoria sulla reazione a catena radicalica e dell’effetto scavenger sui radicali liberi. Diversi studi confermano la sua forte azione antiossidante. Comunque, come molte altre specie appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae, la pianta del timo, al contrario della prunella, ha un odore ed un sapore tipici che sono caratteristiche scarsamente desiderabili per un antiossidante da usare come additivo alimentare.

Scarica l'articolo completo

05 Sarosi.pdf