Poni et al - Funzionalità fogliare ed efficienza della chioma in Vitis vinifera L.

Stefano Poni1*, Alberto Palliotti2, Giovanni Mattii3, Rosario Di Lorenzo4
1 Istituto di Frutti-Viticoltura, Università Cattolica del Sacro Cuore, via Emilia Parmense 84, 29100 Piacenza.
2 Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali, (Sez. Arboricoltura e Protezione delle Piante), Università di Perugia, Borgo XX Giugno 74, Perugia.
3 Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Università di Firenze, viale delle Idee 30, 50019 Sesto Fiorentino (FI).
4 Dipartimento di Colture Arboree, Università di Palermo, viale delle Scienze, 90128 Palermo

Parole chiave: fotosintesi, traspirazione, ripartizione degli assimilati, potatura verde, sistemi di allevamento, fluorescenza della clorofilla, foto-inibizione.

Riassunto

Questo lavoro di sintesi richiama inizialmente alcune recenti acquisizioni sulla funzionalità fotosintetica delle foglie di vite in rapporto a fattori ambientali che, anche alla luce di un trend di sub-tropicalizzazione ormai evidente in molte aree vitate italiane, mettono in primo piano gli stress multipli estivi. Pertanto, in tale ottica, vengono delineate alcune risposte funzionali e meccanismi di adattamento che diversi vitigni mettono in opera quando soggetti ad eccessi termico-radiativi accompagnati o meno da carenza idrica, individuando anche le ricadute pratiche a livello di interazione genotipo-ambiente e di gestione della chioma. Quindi, nella seconda parte, affronta la più che mai attuale tematica del “passaggio” di scala da misure di scambi gassosi effettuate su singole foglie a misure condotte sull’intera parte epigea discutendo sia le implicazioni di metodo sia quelle di valenza fisiologica. In questa sezione di elaborato viene proposta un’ampia casistica di “tipologie” di dati proveniente da misure su chioma intera da cui si evince come l’utilità di tale approccio sia particolarmente evidente qualora si debbano valutare gli effetti di tecniche (es. potatura verde) che modificano in maniera repentina e dinamica le caratteristiche della “popolazione” di foglie componente la chioma. Inoltre, gli stessi esempi dimostrano come un approccio di chioma intera sia oltremodo efficace nel caso in cui si renda necessario seguire variazioni giornaliere o stagionali di intercettazione luminosa, fotosintesi e consumo idrico oppure si debba disporre di uno strumento di validazione oggettiva di modelli di stima del bilancio del carbonio. In alcuni dei casi proposti, peraltro, emerge che deduzioni fisiologiche basate su un approccio puntiforme possono essere corrette o cambiate sulla base di misure condotte direttamente sulla parte aerea. In conclusione, il lavoro non sconfessa certamente la validità di misure puntiformi (specie se condotte con metodologia adeguata all’ipotesi di lavoro) e, riconoscendo al tempo stesso alcuni limiti intrinseci dell’approccio “chioma intera” (es. numero limitato di repliche, assenza sul mercato di modelli commerciali), auspica un’integrazione sempre più stretta tra le due metodologie. Il giudizio di efficienza di un determinato sistema di allevamento derivante da misure accoppiate (singola foglia e chioma intera) ne rappresenta già una felice espressione.

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